About me
Abbaut mì, cioè io.
In teoria una biografia, in pratica, dato che non sono ancora né morta, né famosa, né tantomeno entrambe le cose, ecco delle informazioni random su di me.
Tipo che i miei anni non sono ancora sufficienti da dover far sembrare indiscreta una domanda sulla mia età, mesta giustificazione per non rivelarla quando sarò sommersa da rughe copiosamente affogate nel fondotinta.
Tipo che mi ammazzavo(*) di tinture, è vero, ma non per coprire i miei genetici e comunque esigui capellini bianchi, no. Solo perché in quanto essere femminile soffro dei gravissimi sintomi della malattia del cambio perenne e la mattina mi sveglio con un bisogno irrefrenabile di sfidare la calvizie.
O tipo che mi piace giocare col fuoco e non è una metafora di Sono una ragazza troppo pazza e pericolosa, ma proprio nel senso che mi occupo di spettacoli di giocoleria infuocata da qualche anno e spero a breve di portare a termine il progetto di una performance tutta mia e magari girare il mondo con una birra in mano e un rottweiler pulcioso in un'altra (scherzo, la birra mi fa schifo e preferisco i levrieri) .
E poi ampio spazio alla parentesi sul mio passato, magari che sia il più burrascoso possibile e colmo di dettagli piccanti, a metà tra pseudo-artista meridionale sfigato e terroncella che tenta disperatamente di evadere da una realtà che le sta stretta fingendo di saper scrivere... ma in effetti Melissa P. non c'entra un tubo.
Quello che so di me, è solo quello che ho fatto.
Ho imparato a contare fino a 10, ma purtroppo non ci riesco mai prima di parlare.
Ho imparato ad andare sui tacchi quanto basta per non sembrare una delle infermierine di Silent Hill, a fischiare con le due dita come fanno i camionisti, a depilarmi con svariate torture equipollenti in fatto di dolore.
Ho imparato a respirare col diaframma anche se non lo faccio mai, a ridere di me quando inciampando cado e vorrei solo sprofondare attraverso un'insenatura della crosta terrestre, ma soprattutto a saper guidare il motorino a Catania senza farmi uccidere dagli intrepidi conduttori di autoveicoli dal piede pesante.
Ho capito l'importanza del rispetto per le idee altrui e del bidet, e anche che soffrire a volte fa bene e asciugate le lacrime il respiro diventa più profondo.
Ho capito che il dentifricio che sta per finire va spremuto da sotto e non dal mezzo, che la notte nel mio ascensore non apparirà mai un cadavere mutilato a farmi urlare a crepacuore e che eppur si muove, malgrado l’inerzia imposta, il dilagante oscurantismo, la dispotica repressione.
Ho visto che troppa pienezza di sé porta al razzismo e alla solitudine, ma che la mancanza di autostima crea cerchi di buio attorno a stelle che nessuno guarderà per noncuranza e strafottenza.
Ho capito che il tempo non mi basta mai per il semplice fatto che non so usarlo e che dopotutto, tendo ad evitare di parlare di me in termini troppo espliciti.
Aiuterà il classico binomio likes/dislikes:
Odio le olive, il disprezzo di chi semplicemente non chiede nulla a sé stesso e le influenze di apatia che spesso attanagliano la mia misera esistenza.
Amo le mimose, il toblerone, l'umorismo di Paolo Migone e Geppi Cucciari, il latte di mandorla e le poche interazioni autentiche tra gli individui.
Dirti che ti aspetto e sapere che conti anche tu i giorni che mancano.
Non mi piace il fanatismo, parlare alternativo, la musica alternativa, sono una tipa alternativa, andiamo in un posto alternativo. Neanche le foto fatte dall'altro in bagno, la frangetta occulta-visuale, mocassini a quadretti, tatuaggi a specchio di rondini nel basso ventre, A Nightmare before Christmas sempre e ovunque, insomma la finta-cultura emo.
Supporto tra le altre cose Bansky, Salad Fingers, la ragazzina che gira la cipolla, El chiki chiki, i fratelli Calì, Sage, l'haka e l'erasmus in Romania.
Detesto i campeggi senza acqua dolce, l'alterigia che si chiama indifferenza, la follia della donna quel bisogno di scarpe che non vuole sentire ragioni.
Adoro Billie Holiday, tornare a casa con quanti più gadgets possibile dalle agenzie per cui lavoro, fotografare i bambini perché questo li tiene lontani dai miei capelli, il divertimento senza senso del carnevale, frappé alla nutella, le fragole bianche, mangiucchiare la cannuccia dei succhi di frutta sino a ridurla a brandelli.
(*)Da circa un annetto ho detto addio alle tinture chimiche grazie alla portentosa scoperta di un intruglio puzzolentissimo ma tutto naturale comunemente noto come henné, grazie al quale ottengo che i miei capelli restino quasi neri e soprattutto attaccati alla mia testa.